Cosa ti manca della Sicilia? U scrusciu ru mari

La Sicilia è sì, arancine, cannoli, mare e sole, ma è anche così tante altre cose che si potrebbero riassumere in una sola parola: “Sentimento” è anche storia, architettura, tradizione, musica ma è anche panchine al sole, palme di dieci metri, città eleganti, porticcioli pieni di barche di legno dipinto. E’ poi terra di fichi d’india, dialetto, Montalbano, Falcone e Borsellino.
Ma soprattutto la vera Sicilia è nel sorriso delle persone che ti accolgono come se fossi in famiglia, i siciliani possono anche bloccare il traffico ma il saluto non deve mai mancare, i siciliani non fanno un cenno con la mano, i siciliani ti offrono “u cafè”. Andare in Sicilia è un po’ come tornare a casa, in Sicilia si vive ad un altro ritmo, la gente apre i negozi quando si sveglia, non per forza ad un orario preciso. Le indicazioni stradali sono poche, sono fatte male perché tanto “uno la strada per andare dove deve andare, la sa”. Poi piano piano, ti accorgi che a vivere con lentezza si vive bene è il ritmo naturale della vita.
Quando te ne vai dalla Sicilia, quando l’aereo decolla, non stai lasciando un luogo, stai lasciando un modo di vivere, quello stesso modo di vivere che ti ha fatto più felice e  vuoi subito ritornare.
Ma qual è la cosa che manca di più ad un siciliano? Camilleri disse “U scrusciu du mari” e per questo che noi di VivendoPalermo abbiamo pensato di raccontarvi le storie e le origini sui luoghi di mare che rendono famosa la nostra bella Sicilia, ed in particolar modo Palermo. Infatti non tutti, sanno l’evolversi dello scenario marittimo palermitano pur passeggiando chissà quante volte alla Cala. Palermo sembra avere un rapporto dibattuto col suo mare, un rapporto quasi ambiguo, da un lato, lo stesso nome Panormus (tutto porto), ne fa intuire le origini che ne hanno consentito la nascita al tempo di quegli avventurieri fenici che nell’VIII secolo a.c. qui sbarcarono e insediarono il primo nucleo abitativo. Ma la posizione favorevole, con tutto quel mare e quelle insenature naturali, fecero la sua più grande forza nel corso dei secoli.

La città si espande sul mare e dal mare è abbracciata, nonostante ciò si è fatto di tutto per rovinarne le splendide coste prima interrando, durante due secoli, il letto dei due fiumi Kemonia e Papireto, poi riversando nel mare i residui e le macerie dei bombardamenti della seconda guerra mondiale, conflitto che lascio tantissimi danni alla città.
Chi di voi inoltre conosce le origini e la storia della nostra Mondello? Luogo di mare per antonomasia a Palermo, in pochi conoscono l’origine del nome e la storia della località nostra località balneare. Anticamente, uno degli antichi nomi utilizzato per indicare Mondello fu quello di “Gallo”. Tuttavia, un certo Cascini fa derivare la voce Gallo dall’arabo “Gal” che significa monticello, modificato poi in “Montello”, ossia Monte di Delo. Qui nacque Apollo, venerato in memoria del Monte e proprio per questo motivo il nome “Mondello”.   In origine il golfo di Mondello altro non era che una zona paludosa, nata dal lento riversamento a valle della terra proveniente dalle montagne. Ecco perchè a questo golfo fu attribuito il nome “al mondellu” cioè “palude” e “Marsâ ‘at Tin” che significa “porto del fango”. Una circostanza difficile da credere considerata la spiaggia dorata che Mondello offre oggi a tutti i suoi bagnanti. Col tempo,  fu interessata da un’attività di bonifica sempre più crescente, diventando accessibile a tutti solo a partire dalla fine del 19esimo secolo. “Vallo a spiegare il mare a chi non c’è mai stato”, uno  degli elementi più importanti della Sicilia, simbolo di ricchezza, lavoro e amore per la propria terra che ognuno di noi conserva nel cuore quando va via e che tutti noi dovremmo preservare.

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