I Florio, storia di una famiglia che ha reso famosa Palermo nel mondo

Chiunque visiti Palermo oltre che con i cannoli, la cassata ed il mare, inevitabilmente entra anche in contatto con la famiglia Florio. I Florio sono importantissimi per la città di Palermo, hanno contribuito in modo determinante alla visibilità internazionale della nostra città. Le testimonianze che hanno lasciato in città ma anche nel resto dell’isola sono di grande rilievo, sia per quanto riguarda l’immagine, che per quanto riguarda l’aspetto artistico e socio-economico. Il nome Florio, o per utilizzare un termine che adesso va più di moda, il “brand” Florio, spazia in svariati campi, da quello motoristico, con la celebre “Targa Florio”, a quello dei vini con il rinomato “Marsala”. La storia inizia con Paolo Florio, che dalla Calabria si sposta con la famiglia in Sicilia dopo un terremoto che colpì la sua terra natia. In città Paolo aprì un negozio di spezie intorno al 1800, che nel giro di poco tempo divenne uno dei maggiori negozi della città dando l’iniziale spinta a quello che poi sarebbe diventato un vero e proprio impero economico, dove oltre alle spezie (caffè, zucchero, cacao, ecc.) si vendevano pure medicinali, in particolare il “cortice”, cioè la corteccia di china che, polverizzata, grazie ad una macchina importata dall’Inghilterra, veniva impiegata per combattere la malaria.  Nel 1807 Paolo Florio morì, e subentrò alla guida del negozio il fratello Ignazio a cui succedette, all’età di 29 anni il figlio di Paolo, il celebre Vincenzo.  A Ignazio senior si deve la la trasformazione del “volto architettonico” di Favignana. Vincenzo Florio intraprese numerose iniziative industriali, grazie alla sua lungimiranza negli affari, seppe cogliere le numerose opportunità che gli si presentarono davanti.

Vincenzo si dedico a quello che si può considerare un’autentica espansione dell’impero economico di famiglia, e nel 1840 fonda la «Società dei battelli a vapore siciliani» insieme ad Ingham e al barone Bordonaro. Successivamente la società cambia nome e grazie a delle convenzioni col governo napoletano prende il monopolio delle tratte tra la Sicilia e le isole circostanti, ed anche i collegamenti con la Francia. Gli interessi spaziano come abbiamo già detto in molti campi, e per quanto riguarda il settore vinicolo si lanciano nella produzione del Marsala, riuscendo in poco tempo a diventare dei leader del mercato. Successivamente all’unità d’Italia il prestigio dei Florio crebbe notevolmente, Vincenzo viene eletto senatore del Regno. Questo prestigio però è destinato a crescere, soprattutto quando il figlio Ignazio sposa donna Franca Iacona della Motta, dei baroni di San Giuliano. Donna che lascio descrivere al Vate Gabriele D’Annunzio ed alle sue splendide ed eleganti parole: “alta, snella, ondeggiante, bruna, dorata, aquilina e indolente; svogliata e ardente, con uno sguardo che promette e delude”. Con Ignazio e donna Franca, Palermo diventa una “capitale del jet-set”  l’imperatore tedesco Guglielmo II, amava spesso soggiornare in Sicilia dai Florio. Ignazio e donna Franca erano famosi per il lusso, per i ricevimenti fatti in onore di personaggi illustri come Gabriele D’Annunzio, il tenore Caruso, ed il re d’Italia. Ignazio fu uno dei promotori dell’Esposizione Nazionale a Palermo nel 1891 che doveva dare a tutti un’immagine della Sicilia moderna e laboriosa. In quegli anni Palermo fu veramente una capitale europea: nel giro di pochissimi anni si arricchì di un grandissimo numero di ville e palazzi liberty, fiorirono le arti e anche la musica aveva trovato il suo tempio nel monumentale Teatro Massimo progettato dai Basile e fortemente voluto da Ignazio Florio che volle realizzare a Palermo uno dei più grandi Teatri lirici d’Europa, secondo solo all’Opera di Parigi. Le cause della parabola discendente dell’impero economico dei Florio vanno ricercate nello scenario venutosi a creare prima e dopo la prima guerra Mondiale, per le quali a tutti i commerci e alle industrie incontrarono difficoltà generate dalle pesanti tasse, di fallimenti bancari e dagli scioperi degli operai. Ben presto, per far fronte ai debiti, Ignazio junior fu costretto a vendere nel 1937 anche Favignana e la tonnara con tutti i diritti di terra e di mare ai Parodi di Genova.

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Dopo alterne vicende, nell’estate del 1934, tutto il portafoglio industriale dei Florio passava sotto il controllo dell’Iri. E’ la fine di quella che è una famiglia che ha dato tanto a Palermo ed ai suoi abitanti, la famiglia Florio dava lavoro a tanti palermitani ed era sempre vicina alla parte più bisognosa della collettività. Ha lasciato una profonda eredità culturale che non è stata mai dimenticata e mai sarà dimenticata dai palermitani. La tomba della famiglia Florio fu progettata dall’architetto Giuseppe Damiani Almeyda e si trova nel Cimitero di Santa Maria di Gesù a Palermo. Sulla tomba si trova la statua di un leone che beve, simbolo della famiglia, realizzato dallo scultore Benedetto De Lisi.

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