Origini e storia del dialetto Siciliano.

Fonte di orgoglio e di storia è stato sempre il nostro dialetto inconfondibile in tutto il mondo, un vero e proprio idioma parlato dalla parte di popolazione più povera negli anni  della Grande guerra e usato ancora oggi da un po’ tutta la popolazione Siciliana, reso famoso dal mondo del cinema nel “Il padrino “ . Ma quali sono le sue origini?

Risalire alle origini, ripercorrendo la storia di una lingua è un’ impresa molto difficile  e, il più delle volte, non si riuscirà a uscir fuori dal campo delle ipotesi. Tra le poche cose certe, possiamo dire senz’altro che la Lingua Siciliana è una lingua che appartiene alla  famiglia delle lingue indo-europee e che è stata usata con estrema continuità dal popolo siciliano. Una ipotesi molto valida e che si è diffusa a macchia d’olio è quella che il nostro dialetto sia  stato influenzato dalla lingua latina, infatti l’influenza latina nell’isola è stata molto forte, anche se piuttosto lenta e contrastata dalle lotte tra Roma e Cartagine. Lo strato della popolazione che aveva acquisito il latino, comunque, non lo perse mai, neanche con le dominazioni greche ed arabe, ma anzi lo rafforzò con diverse ondate di colonizzazione culturale.
E’ così possibile rintracciare, nel siciliano, due diverse ondate di influenza latina: Una più arcaica, basata sul sistema fonetico latino, con le vocali finali pronunciate sempre in maniera chiara  tra Ragusa, Enna e Caltanissetta, per cui le vocali cambiano sotto l’influenza della “u” finale, come in “muortu” diverso dal femminile “morta”, e “fierru” al plurale “ferra”; i gruppi consonantici “nd” e “mb” si assimilano in “nn” e “mm”, “quannu” per “quando”, ma questa innovazione non raggiunge Messina né Catania; e per ultimo, la “d” intervocalica diviene “r”, come in “cririri”, per “credere”, o in “deci” per “dieci”, questo elemento si è affermato soprattutto in provincia di Catania.

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Questo è solo un esempio di tante altre influenze, ricordiamo infatti quella normanna, quella spagnola,greca e araba.

Verso la fine della dominazione bizantina, la Sicilia fu presa di mira, invasa e conquistata, in modo piuttosto sanguinoso, dagli Arabi Saraceni (827 d.C.) che vi rimasero per circa 3 secoli e furono loro ad introdurre in Sicilia sistemi di irrigazione, le piantagioni di limoni, arance, pistacchi, meloni, papiro ecc. Molte espressioni nel campo agricolo ed alimentare derivano dall’arabo:
babaluci (lumaca) [arabo: babaluci]
cafisu (cafiso: misura d’olio)

Parlare in dialetto deve essere considerato un patrimonio multiculturale da salvaguardare e non un momento socialmente e culturalmente riduttivo. Si continui quindi a parlare e curare la lingua siciliana, che, non dimentichiamolo, è il simbolo di una cultura unica al mondo.
Un invito particolare va rivolto alle autorità scolastiche e politiche siciliane, affinché si impegnino a rivalutare, curare, difendere e divulgare questo patrimonio multiculturale, unico al mondo.
Unitamente a leggi ed iniziative per facilitare la crescita dell’economia pulita e per combattere la disoccupazione giovanile e la lotta alla criminalità, il processo della rinascita siciliana deve passare anche attraverso la rivalutazione e l’accettazione della nostra storia e della nostra cultura, che se conosciuta, ci svela la grandezza della nostra terra.

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