Il Palazzo delle Poste, un piccolo museo dell’arte futurista

Il Palazzo delle Poste di Palermo è uno degli edifici più di impatto nella nostra città. Maestoso nel suo aspetto troneggia al centro di Via Roma. L’edificio è chiaramente in stile razionalista, tipica del periodo fascista. La costruzione è iniziata nel 1929 e fu terminato in appena cinque anni. Il progetto fu affidato Angiolo Mazzoni del Grande, che realizzò oltre al Palazzo delle Poste di Palermo anche altri importanti opere in svariate città dell’allora Regno Italiano. L’edificio ha una superficie di 5100 mq, che si articola in modo simmetrico attorno a due cortili laterali, è in cemento armato ed è ricoperto totalmente da marmo grigio proveniente dal Monte Billiemi.
Tutti i materiali utilizzati per la costruzione sono di provenienza italiana, per volontà espressa del Duce. Tutto italiano tranne il marmo nero usato per spezzare i colori (dunque non un richiamo al fascimo), ed usato per rivestire il corrimano dell’affascinante e scenografica scala interna del palazzo che con un disegno “a chiocciola” si congiunge ai vari piani del palazzo.

L’utilizzo di questo marmo particolare, proveniente dal Belgio, fu autorizzato da Benito Mussolini. L’edificio ha uno sviluppo massimo in altezza del volume edilizio di 24 m. (quattro piani più attico), mentre il colonnato esterno è dotato di dieci colonne, senza basi né capitelli. La scalinata a sua volta affiancata da due vasche rettangolari, rivestite interamente in mosaico azzurro. La parte più affascinante del palazzo sono sicuramente gli interni, a cui il Mazzoni ha dedicato una grande cura per ogni particolare. Abbiamo già accennato alla scala interna, un vero spettacolo che grazie al marmo rosa ed alle ampie vetrate riempono di luce l’ambiente e danno una sensazione di quiete, ma è arrivando alla sala d’attesa che porta alla sala delle conferenze che già si rimane a bocca aperta.

La sala d’attesa è caratterizzata con un blu intenso della piastrellatura che richiama i colori tipici del mare di Palermo, le poltrone sono originali dell’epoca fabbricati dallo “Studio Ducrot” e le porte sono rivestite in rame. La sala delle conferenze invece è un piccolo museo del Futurismo con opere di Benedetta Cappa, moglie di Marinetti, cinque pannelli su tela raffiguranti le comunicazioni terrestri, marine, aeree, telegrafiche, radiofoniche. Vi sono anche due quadri di Tato e un altro di Piero Bevilacqua, Radio e televisione. Infine una scultura in bronzo di Corrado Vigni, Diana cacciatrice. Ancora presenti invece a ricoprire le finestre, le tende originali dell’epoca, realizzate da un’artista argentina.

Quadro di Tato
Particolare del quadro di Bendetta Cappa
Quadro di Benedetta Cappa Marinetti
Quadro di Benedetta Cappa

 

Ingresso Palazzo delle Poste
Scala Palazzo delle Poste
tenda sala delle conferenze
Particolare del quadro di Bendetta Cappa
Quadro di Tato
Quadro di Benedetta Cappa Marinetti
Quadro di Benedetta Cappa
Sala d’attesa

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