Ti cuntu: storia e origini delle storielle siciliane

A tutti noi sarà capitato almeno una volta nella vita di sentire, attorno ad un camino acceso, le nostre nonne raccontarci storie di geste eroiche, banditi, amori impossibili, tutte rigorosamente in siciliano,queste storielle  venivano  chiamate  “cunti”. I cunti non erano altro che delle storie basate su fatti veri o inventati con la caratteristica principale di essere narrate in maniera così tanto impetuosa che trasmettevano all’ascoltatore grande curiosità. La bravura infatti di coloro che narravano queste storie era quella di lasciare “suspance”, e in quale modo se non suddividere le varie storie a più riprese? Un po’ come le odierne nostre fiction. I cunti venivano rivolti in piazza da un cantastorie, ovvero un artista  ambulante che vagava per le piazze dei paesi e delle città con l’intento di intrattenere il pubblico con ogni mezzo scenico possibile, dalla recitazione al ballo, il tutto rivolto ad un pubblico variegato composto da piccini e adulti  che, con battute e umorismo, facevano divertire proprio i più piccoli. Ogni storia era del tutto originale mai sentita prima da nessuna parte, ogni cantastorie infatti aggiungeva particolari, riflessioni, modifiche alle storie rendendole uniche e riscuotendo grande successo nel popolo, proprio perché il “cunto” non era scritto da nessuna parte se non nella testa del cantastorie. Era infatti trasmesso solo oralmente e diffusosi, nei secoli, da bocca in bocca del popolo. Tutte iniziavano con un “Si cunta e s’arraccunta” e da lì iniziava lo spettacolo, il coinvolgimento, il pathos, l’amore di raccontare della propria terra, dei grandi e illustri personaggi che risiedevano  talvolta con l’intento di schernirli, i temi infatti erano diversi ma tutti riguardanti la nostra bella Sicilia e i personaggi che l’hanno resa famosa, dal Re Ruggero alla Baronessa di Carini,  tutte accompagnate musicalmente e con danze per enfatizzare e incantare gli spettatori. Il cantastorie è una figura presente nella storia da molto tempo si pensa addirittura dal medioevo,  si diffuse a partire dal 10° secolo in svariati paesi: Italia, Francia,Inghilterra e Germania, vivevano ai margini della vita sociale e spesso puniti perché ritenuti dalla chiesa assumere un atteggiamento inappropriato e scostumato. Questa figura ebbe tanto successo   nel tempo  ed è ancora presente   ancora oggi nelle feste patronali  di alcuni paesini. Tutti noi dovremmo considerare questo mestiere come un pezzo di storia fondamentale, dovremmo  fare nostri i vari “cunti” e considerarli un prezioso tesoro da custodire e da  far conoscere a tutti coloro che non conoscono la nostra città e Paese, unica nel suo genere.

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