Il Castello di Carini e la vicenda della baronessa Laura Lanza

Il castello di Carini è simbolo dell’omonimo paese in provincia di Palermo. La sua origine risale alla fine dell’anno mille (1075 ca) ed il primo proprietario fu Rodolfo Bonello il Normanno. Inizialmente fu un edificio destinato ad un uso difensivo ed il feudo fu una ricompensa che Rodolfo ricevette da Ruggero I di Sicilia per i servigi dati in battaglia. La struttura iniziò il suo passaggio da prettamente difensiva a residenziale quando divenne di proprietà della famiglia Abate. Gli Abate fecero il grave errore di schierarsi dalla parte dei Chiaramonte nella disputa per la corona, e quindi furono spogliati dei beni e il Re Martino I affidò Carini ed il suo castello ad Ubertino La Grua. Ubertino non ebbe figli maschi e quindi fece sposare la sua figlia femmina con Gilberto Talamanca dando vita così alla casata La Grua Talamanca che rimarrà in possesso delle terre di Carini fino al 1812. Dal punto di vista dell’architettura, le mura medievali risalgono all’XI e secoloXII . Elementi arabo-normanni sono riscontrabili nella seconda porta del castello, dove l’arcata a sesto acuto ne prolunga lo slancio. Degna di nota è la cappella dove si può ammirare un artistico tabernacolo ligneo del primo decennio del Seicento con colonnine corinzie. Il salone delle feste del piano nobiliare è un classico esempio di ambiente quattrocentesco con soffitto ligneo a cassettoni, un camino impreziosito dallo stemma dei la Grua ed ampie finestre. Il soffitto conserva una parte originale dove è visibile una scritta in latino In Medio Consistit Virtus, ovvero Nel mezzo sta la virtù. Dalla porta laterale sinistra della sala si entra nella stanza, dove, si narra, avvenissero gli incontri tra la baronessa di Carini e Ludovico Vernagallo. Per quanto riguarda la morte della baronessa, un fatto di cronaca che col passare dei secoli ha valicato il confine tra il reale e la leggenda ci sono varie ipotesi, e varie versioni. Ciò che ha contribuito alla diffusione di tante versioni, ognuna diversa dall’altra, è stato il potere della famiglia, che all’epoca dell’avvenimento dei fatti mise a tacere ogni cosa in modo da non intaccare il prestigio della famiglia. Laura Lanza di Trabia nasce il 7 ottobre del 1529 ed è la primogenita di Cesare Lanza e di Lucrezia Gaetani.  Il 21 dicembre 1543, all’età di 14 anni, Laura va in sposa, in Palermo, a don Vincenzo II La Grua-Talamanca, figlio del barone di Carini Pietro III e si trasferisce nel loro castello dove poi troverà la morte. La baronessa inizia una relazione con il cugino del marito Ludovico Vernagallo, che conosce da tempo, e secondo la tradizione, il padre li sorprese insieme e li uccise. Come detto precedentemente, le famiglie misero subito a tacere la vicenda, e le tracce che restano riguardano solamente l’atto di morte dei due amanti trascritti presso l’archivio storico della chiesa madre di Carini. Secondo la tradizione locale la baronessa sarebbe stata tumulata nella cripta dei La Grua sotto l’altare maggiore della chiesa madre di Carini, ma recenti studi condotti da Carmelo Dublo, grafologo del tribunale di Palermo, la baronessa sarebbe stata tumulata presso la chiesa di Santa Cita a Palermo nella cripta dei Lanza. Nella cripta è presente un sarcofago senza nome ma con lo stemma dei Lanza e la statua giacente di una giovane donna che si ritiene possa essere quello della baronessa. Una leggenda narra che in occasione dell’anniversario del delitto, il 4 dicembre 1563, comparirebbe, su un muro della stanza dove venne uccisa Laura, l’impronta della mano insanguinata lasciata dalla baronessa uccisa. La vicenda è rimasta appunto nella storia popolare, tanto che nel 2007 la Rai ha trasmesso una fiction con Vittoria Puccini e Luca Argentero protagonisti, e la regia di Umberto Marino.

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