La chiesa di Nostra Signora della Guadagna, patrona di Palermo

Il nome “Guadagna” pare che etimologicamente derivi dal termine arabo ” uad al agn” (fiume di purgazione, in quanto usato dalle lavandaie). Invece, secondo il Mongitore, da un punto dove il fiume Oreto formava un “bagno”. Oppure dai bagni presso il fiume formatisi in due grotte, tra di loro comunicanti, in un giardino nei pressi del fiume stesso. In un’altra spaziosa grotta, sempre contigua ma priva di acqua, esisteva un’antichissima immagine dipinta di Maria Vergine mentre allatta Gesù bambino sotto lo sguardo modesto ed amorevole di S. Giuseppe. Questa immagine era molto venerata finchè, con l’arrivo dei Saraceni, fu intonacata per nasconderla alle loro mani oltraggiose. Rimase così occultata per molto tempo fino a quando, nel 1590, un’anziana terziaria (della chiesa di S.Maria di Gesù dei francescani osservanti riformati) si rifugiò nella grotta a causa del forte maltempo. La donna era molto impaurita in quel luogo pieno di rovi e pregava la S. Vergine affinché la pioggia cessasse. In quel momento l’intonaco che nascondeva l’immagine cadde, mostrando alla donna il sacro dipinto e contemporaneamente la pioggia si interruppe. Ella quindi, con immensa gratitudine, riprese il cammino verso la città e qualche tempo dopo, incontrandosi con il venerabile don Girolamo di Palermo, gli raccontò quanto le era accaduto.

Advertisements

Fu così che ricominciò la devozione verso quella immagine e nel 1598 vi fu costruita la chiesa. In realtà i lavori di fabbricazione, che cominciarono nel 1598, ebbero diverse interruzioni. Ma, ciò nonostante, padre Girolamo per molte volte celebrò la Messa del S. Natale in quella grotta che ricordava tanto quella della nascita di Gesù Bambino. Una notte di Natale, dovendo attraversare il fiume Oreto per recarsi nella grotta per la consueta celebrazione, il padre riscontrò le acque gonfie e turbolenti. Ugualmente si accinse ad oltrepassarle, seguito dai suoi fedeli, e tutti arrivarono salvi e asciutti sull’altra sponda. Nel 1642, dopo la sua morte, fu il suo discepolo D. Melchiorre Selvaggio a curare l’unione dei fedeli che cresceva di numero e di devozione, per i miracoli ricevuti dalla Vergine. Nel 1683, ad opera degli stessi fratelli, ripresero i lavori di costruzione della chiesa che ultimarono nel 1691 e il 4 agosto di quell’anno vi fu la benedizione solenne dell’edificio sacro. Sempre il 4 agosto di qualche anno prima, esattamente nel 1684, l’unione dei fedeli divenne Congregazione in modo ufficiale. La chiesa fu nel tempo abbellita, ma l’immagine della Vergine rimase al suo posto, nella parte di quella che era la grotta, per timore che spostandola potesse danneggiarsi. “Nostra Signora della Guadagna” è patrona di Palermo dalla data dell’8 novembre 1709, su elezione del Senato palermitano. Il Villabianca racconta che in seguito, fra il 1796 e il 1797, la sacra fabbrica subì l’abbandono e la riduzione in rustica dimora. Ma proprio sul finire di quell’anno si costruì una nuova chiesa, posta di fronte la grotta, dietro lo zelo e l’interessamento del sacerdote Vincenzo Arceri che raccolse a tal fine grandi elemosine. Il 26 maggio 1799 la nuova chiesa, ricca di stucchi e di altari, fu intitolata “Reale Carolina” (come si legge ancora sul portale d’ingresso) dalla sovrana consorte di Ferdinando III, all’epoca re di Sicilia. La regina, in una solenne cerimonia, pose una corona d’oro sul capo della Vergine e del Bambino. La festa della Madonna viene celebrata ogni anno con grandi festeggiamenti, nella prima domenica successiva alla festa di S. Maria della Neve (o della Grazia) del 5 di agosto. Le ultime due foto degli esterni della chiesa, vista da lontano, sono di Mario Zora che ringrazio, mentre l’ultima foto ritrae la fontanella storica funzionante, posta accanto alla chiesa in cima alla gradinata.

Advertisements

Condividi questo articolo e fallo conoscere ai tuoi amici

Il pozzo di piazza Edison
La Palermo nascosta: un rifugio dalle bombe