La Palermo Nascosta – Un rifugio dalle bombe

A detta di molti, Palermo è uno dei luoghi più suggestivi che possano esistere: è una di quelle città che riesce a penetrare nel profondo gli animi di chiunque la vivi giornalmente o la visiti occasionalmente. E’ quel luogo in grado di scuotere testa e cuore, di lasciare qualcosa dentro, che sia un’emozione o una lezione per la vita.

Palermo è quella città che riesce a raccontarsi non solo attraverso ciò che tutti vediamo, e cioè attraverso i suoi panorami e le sue bellezze naturali che tolgono il fiato e anche le parole, ma riesce a dire di se anche attraverso ciò che non è subito visibile, attraverso realtà e luoghi meno belli, più tristi e cupi, i quali rappresentano un patrimonio storico immenso che bisogna assolutamente conoscere, tutelare, valorizzare e preservare, per le generazioni future,  per mantenere viva la memoria di quello che è stato: uno di questi luoghi quasi invisibile e sconosciuto alla maggior parte dei palermitani è il rifugio (o ricovero) antiaereo, ubicato nei sotterranei di Palazzo delle Aquile (meglio conosciuto come Palazzo di Città). Tale rifugio venne costruito intorno agli anni trenta del novecento e, ad oggi, rappresenta una testimonianza storica di estrema importanza, risalente al secondo conflitto mondiale. Esso veniva utilizzato dalla popolazione locale, durante gli anni del conflitto, ogni qual volta che Palermo veniva bombardata e diventava un ammasso di macerie.

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Anticamente, il rifugio era costituito da tre ingressi. Ora, l’unico ingresso da cui è possibile accedervi è quello all’interno di Palazzo di Città, proprio al suo ingresso sulla destra. Tuttora, per fortuna, si presenta nel suo stato originale.

Una volta entrati si viene subito catapultati in una realtà parallela, quella realtà che hanno vissuto i nostri nonni e bisnonni e che spesse volte abbiamo sentito raccontare dalle loro bocche. In effetti, il rifugio è quel luogo che permette di fare un lungo salto nel passato in uno dei periodi più bui e terribili della storia umana.

Uno dei corridoi del rifugio.
Uno dei corridoi del rifugio.

Gli interni sono molto piccoli, ristretti e costituiti da lunghi corridoi: l’ambiente è abbastanza cupo e umido e alle pareti vi sono delle sedute in pietra, le quali potevano ospitare non più di 200/250 persone, ma la realtà dei fatti era ben diversa: le persone che vi si rufugiavano all’interno superavano, infatti, le 500. Ciò ci fa capire quanto doveva essere difficile restare lì dentro per lunghe e interminabili ore ( si parla, infatti, dalle quattro alle dieci ore continue), soprattutto per i bambini e gli anziani.

 

 

 

 

Alle pareti è possibile leggere, ancora oggi, alcune frasi come: “Vietato fumare”, “Vietato fumare e soffermarsi”; vi sono anche degli oggetti sistemati su quelli che erano i posti a sedere, come gli elmetti militari dell’epoca, utensili da cucina, dove probabilmente i rifugiati consumavano qualche pasto,  e dei pannelli che raccontano in maniera schematica i principali avvenimenti degli anni del conflitto e che riguardano Palermo. Tutto ciò rende l’ambiente e l’atmosfera ancor di più suggestivi e reali, in quanto riescono a rievocare nella mente del visitatore il passato di una Palermo martoriata dalla guerra e dalle bombe. Quel passato che siamo abituati a studiare fra le pagine di un libro di storia e che, finalmente, possiamo “vivere” di persona, grazie al recupero di questo sito storico-culturale, importantissimo per conoscere sempre più e sempre più a fondo la nostra città. 

Elmetti militari
Elmetti militari
Utensili da cucina
Utensili da cucina

 

 

 

 

 

 

 

Al contrario di quello che si può pensare dall’esterno, il rifugio antiaereo non è un luogo che incute paura e terrore, bensì tristezza e compassione: è un luogo che sbatte in faccia la realtà di quel tempo, la realtà di quelle persone che sì hanno dovuto vivere giornalmente la paura, il timore, il terrore di morire e di perdere i loro affetti da un momento all’altro.

Il rifugio non è solo una testimonianza reale e concreta di un periodo storico che ha segnato la città di Palermo, ma è anche la dimostrazione del fatto che Palermo è una città che nasconde sotto le sue strade, i suoi vicoli e i suoi palazzi una parte di se.

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