La Storia dettagliata di Piazza Vittorio Veneto, da monumento di Libertà a monumento ai Caduti

Alla fine della via più elegante di Palermo, via libertà, circondata dalle sue ville in stile liberty, si incastona quel monumento che la maggior parte dei palermitani chiama “La Statua“.
Formata principalmente da un Obelisco con una figura alata posta a circa 30 metri di altezza, visibile fino al teatro Massimo lontano 3 kilometri.
Piazza Vittorio Veneto, il suo monumento venne costruito per celebrare l’Unità d’Italia, un monumento che il comune di Palermo aveva già pensato in una locazione ben diversa, ovvero tra l’incrocio di via Lincoln e corso dei Mille, vicino al ponte dell’Ammiraglio, dove avevano avuto luogo, parecchi scontri tra Garibaldini e Borbonici.
La zona in questione però, non era ottimale per la costruzione, per questo motivo si pensò all’idea di via Libertà, proprio la parte “finale” che ancora in quel periodo non era completa (l’attuale zona Don Bosco).
Commissionato all’Architetto Ernesto Basile che in quel periodo era all’apice della sua fama, venne tirata su la piazza, con  un diametro di 100 metri complessivi.

 

“Ricongiungimento della Sicilia alla madre Italia”

L’obelisco sarebbe stato impiantato su un basamento arricchito da due statue di un’altro artista palermitano, Antonio Ugo, che appunto per celebrare la Liberazione e l’unità d’Italia, costruì due statue.
La statua di una donna al fianco alla statua di una giovane, due statue che insieme formavano un unico blocco, chiamato: “Ricongiungimento della Sicilia alla madre Italia“.

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Dopo circa tre mesi con una spesa di circa 1milione di euro (dei tempi nostri), i palermitani ebbero un monumento in onore dell’unità d’Italia. Un periodo ricco per la città di Palermo, dove finalmente era possibile ricordare di conquiste e non più di fallimenti.

 

Arrivò poi la Prima Guerra Mondiale, la grande guerra, quella guerra combattuta lontano dal paese, lontano dalla propria patria, guerra che veniva raccontata da ufficiali e militari che tornavano a casa.
Racconti di scontri violenti, battaglie ricoperte dalla neve, situazioni sconosciute ai palermitani, un pò come quella patria a cui  ancora non ci si sentiva pienamente appartenenti. La grande guerra portò tantissimi morti, ma la città di Palermo non sentiva il bisogno di costruire qualcosa in loro onore.

Con l’arrivo del Fascismo, le cose cambiarono, Mussolini nel 1924 giunse a Palermo, fu accolto con grandi feste venne così bandito un concorso per la realizzazione di un monumento ai caduti siciliani della prima guerra mondiale.
Si parlava di un monumento imponente al Giardino Inglese o alla Favorita, tutto sfumò fino a quando al capo dell’amministrazione comunale (il podestà) di quel tempo non venne l’idea di riadattare la piazza di Vittorio Veneto.

 

La Vittoria alata di Mario Rutelli

Venne chiamato nuovamente Ernesto Basile per la modifica del monumento già esistente, venne creata una esedra semicircolare a colonne, ma non fu il solo Basile a completare l’opera, infatti arrivò a Palermo Mario Rutelli, uno scultore di fama internazionale, apprezzato moltissimo anche da Mussolini.
Rutelli implementò sull’obelisco la Vittoria Alata ed infine mise una lapide con inciso il bollettino di guerra della vittoria italiana. La Vittoria Alata venne eretta nel 1930 durante una cerimonia di giuramento e fedeltà al Fascismo da parte di 5 mila giovani palermitani.

 

 

 

 

 

 

 

Lapidi in marmo recanti il bollettino di Vittoria, datate 4 Novembre 1918 ore 12 del generale Armando Diaz
Lapidi in marmo recanti il bollettino di Vittoria, datate 4 Novembre 1918 ore 12 del generale Armando Diaz

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