Palermo dei tempi d’oro: L’arte dell’arrangiarsi.

Vi siete mai accorti passeggiando per le vie di Palermo che le strade oltre ad un nome indicano spesso un mestiere?
Ad esempio Via dei Materassai, Via dei Calderai, via degli Argentieri.
Quante volte da bambini ci è capitato di portare le scarpe a riparare o di ricevere in dono giocattoli creati da un’idea di un falegname che con amore creava oggetti unici e irripetibili. Nessuno stampo, nessuna macchina, nessuna industria, solo mani che creavano, cuore e testa.
Prima niente veniva buttato, ma veniva  riparato. Prima le cose si incollavano e si riutilizzavano, non c’erano le mode, il sentirsi tutti uguali e possedere lo stesso oggetto, prima era l’unicità che vigeva, la creatività ed anche la povertà era vista con occhi diversi.
Palermo città d’amore era piena di artigiani, di gente umile con il cuore pieno di passione e voglia di lavorare, di creare le loro opere che rispecchiavano spesso il lavoro trasmesso dal padre o dal nonno. Ogni città possiede artigiani caratteristici e Palermo vanta una storia straordinaria che purtroppo sta per scomparire e per essere dimenticata, ma che rimarrà per sempre impressa nelle foto in bianco e nero, nei giocattoli che i nostri nonni ci hanno donato e che noi doneremo ai nostri figli e nipoti, per non dimenticare mai un’era importante, anni d’oro, anni che ci hanno permesso di imparare e apprendere i valori che ci distinguono e ci hanno reso migliori.
L’arte dell’arrangiarsi era insita in questi mestieri e in Palermo, noi rispetto a tutte le altre città non ci scoraggiamo davanti a niente e nessuno, nemmeno quando ci tagliano le possibilità per andare in pensione, o per i “no, non c’è lavoro mi dispiace” noi il lavoro lo creiamo, una soluzione la cerchiamo sempre, questa è Palermo, è la città della Forza e della Resilienza, della dignità, del coraggio e della bellezza.
Tra i mestieri più belli e più antichi caratteristici di Palermo ricordiamo: i tessitori di reti, il venditore di coppole,il cordaio, il cantastorie, il costruttore di pentole a rame o il mitico “alivaru”.
E se per caso passeggiate per le vie di Palermo soffermatevi sulla bellezza di questi mestieri, sulle “voci”dei commercianti nei mercati, osservate chi vende le olive (alivaru) dopo averle raccolte, ascoltate i “cunti” ovvero le storie della nostra terra, le stesse che intrattenevano le famiglie dopo il pranzo domenicale subito dopo il caffè e i cannoli,soffermatevi sulle tradizioni prima che sia troppo tardi.
Ecco di seguito i più importanti mestieri:

CUPPULARU. A Palermo, nelle strade vicino Piazza Rivoluzione, una volta chiamata “Fieravecchia”, esistono ancora delle piccole fabbrichette di coppole. Nella stessa zona, diversi rivenditori offrono coppole di tutte le forme e colori. La “strada di Porta di Termini”, che oggi si chiama via Garibaldi, era uno degli ingressi della città per i “regnicoli” che venivano dall’entroterra, e, che venivano a comprare, tra l’altro, la “coppola” nuova. Oggi, molto è cambiato, ma, il turista può ancora trovare la coppola, in questo quartiere o, anche, nelle stradine che circondano il Teatro Massimo, nella zona dell’Olivella.

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DISEGNATORE DI CARRETTI SICILIANI. Carlo Magno, Gano, Orlando, Rinaldo, Angelica hanno popolato le sponde dei carretti siciliani, i cartelloni propaganda degli spettacoli serali dei teatrini, le lambrette e i carrettini di uso vario e la fantasia di noi meridionali attraverso i cunti e le farse raccontate , la sera, attorno alla tavola di ogni casa”.
Diverse famiglie vivevano perchè la diffusione di queste pitture ha permesso ai pittori di carretti ed altro di far vivere bene le proprie famiglie e dare loro un preciso posto di privilegio nella società siciliana.

PUPARU. I primi pupari costruivano da sè guerrieri cristiani e saraceni, rifacendosi particolarmente alle pitture dello “Steri”; copiarono lo stile delle armature, creando i modelli e cominciarono a creare elmi, spade, corazze che rivestivano pupi a volte dall’aspetto fiero, spavaldo o burlesco.
Nell’Opera dei Pupi si trasmettono ancora oggi stili e comportamenti del popolo siciliano come la cavalleria, il senso dell’onore, la difesa del debole e del giusto, la priorità della fede.
Le gesta dei paladini e il ciclo carolingio sono tra le tematiche trattate nei canovacci usati dai pupari, ma, anche le storie della Gerusalemme Liberata, di Santa Genoveffa, di Pia dei Tolomei, dei Beati Paoli, etc….

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